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Il paziente, maschio caucasico di 32 anni, ci chiede di migliorare l’estetica del gruppo frontale superiore, soprattutto per quanto riguarda la formae le vecchie ricostruzioni relative agli elementi incisivi laterali superiori (fig.1).
fig.1
fig.1

La nostra iniziale opzione terapeutica contempla anche la possibilità di una terapia ortodontica per il corretto allineamento dei quattro incisivi, vista l’inclinazione leggermente palatina dei due elementi centrali e il lieve sventagliamento verso l’esterno dell’elemento laterale di sinistra. Al rifiuto del paziente di sottoporsi a terapia ortodontica, anche se di breve durata, si decide quindi per la sola riabilitazione estetica dei due laterali, avvalendosi dell’ausilio di due faccette in ceramica.

Dopo aver effettuato una serie di cerature di diagnosi per poter permettere al paziente di scegliere la forma e la posizione finale del restauro secondo lui più corrette (fig.2), realizziamo una mascherina in silicone sulla forma scelta (fig.3), mascherina che ci permetterà di costruire, immediatamente dopo la preparazione degli elementi, un provvisorio esteticamente soddisfacente, nell’attesa dell’ultimazione del lavoro.

fig.2
fig.3

Nel corso del primo appuntamento, una settimana dopo aver eseguito una seduta di igiene professionale con attenta lucidatura di tutti gli elementi, si procede quindi alla preparazione dei due elementi interessati.

La tecnica in questione prevede la realizzazione del margine vestibolare delle parabole degli elementi tramite preparazione a chamfer, rigorosamente in posizione iuxtagengivale (fig.4).; i margini interprossimali e quelli incisali vengono invece disegnati con una spalla a 90° (fig.5).

Ultimata la preparazione, si procede con la presa di impronta che sarà realizzata con tecnica doppia in unica fase, dopo aver posizionato un doppio filo di retrazione gengivale (fig.6).

fig.4
fig.5
Il primo filo inserito, di calibro 3/0, garantisce l’assenza di fluido crevicolare proveniente dal solco gengivale durante la presa dell’impronta e viene mantenuto in situ durante il rilievo; il secondo, di calibro 1, serve invece a mantenere la gengiva marginale leggermente staccata dall’elemento, consentendo al materiale da impronta una maggior penetrazione al di sotto dei tessuti, laddove è importantissimo che la lettura sia assolutamente precisa. Questo filo viene rimosso appena prima del rilievo dell’impronta stessa.
fig.6
I materiali utilizzati sono un putty ed un light in silicone (fig.7).
Rilevata quindi l’impronta, si procede con la determinazione del colore che viene effettuata utilizzando un apparecchio per la lettura spettrofotometrica del croma del dente (fig.8).
fig.7
fig.8
fig.9

A questo esame vengono poi aggiunte fotografie degli elementi contigui che garantiscono la perfetta percezione della macrogeometria e della tessitura di superficie degli elementi del gruppo frontale. Quindi si procede con la costruzione dei due provvisori che, essendo realizzati sullo stampo effettuato precedentemente sul modello di ceratura, avranno già la forma dei restauri finali (fig.9).

La settimana successiva si passa alla prova delle due faccette, verificando la correttezza dei margini di preparazione, il giusto croma rispetto agli elementi contigui (in questo caso la prova mostra che i restauri sono ancora troppo chiari) (fig.10)  e la forma desiderata.

Effettuate quindi le corrette modifiche, si arriva al giorno del posizionamento definitivo. La tecnica di cementazione definitiva prevede l’utilizzo della diga di gomma al fine di evitare ogni contaminazione possibile delle superfici dei denti da parte dei fluidi e dell’umidità della bocca. Prima di inserire la diga, si procede ad un nuovo posizionamento del filo retrattore (fig.11), sempre di calibro 1: questo permette di nuovo un leggero distacco del margine gengivale dall’elemento dentario, garantendo la possibilità di applicare i ganci per sostenere la diga senza danneggiare i tessuti e mostrando il fine-preparazione in maniera nitida e pulita (fig.12).

fig.10
fig.11
fig.12
Dopo averli quindi isolati, i due monconi vengono dapprima sabbiati per eliminare ogni possibile contaminazione, quindi mordenzati con acido ortofosforico al 37% (fig.13); a questo punto, una volta risciacquati abbondantemente, gli elementi vengono bagnati con adesivo che, una volta a contatto con il cemento resinoso applicato sulla parte interna delle faccette, viene attivato tramite lampada polimerizzatrice. Rimossi gli eccessi di cemento e lucidati i margini con gommini per compositi (fig.14), si termina quindi la procedura, rimuovendo la diga e il filo retrattore ancora in situ (fig.15).
fig.19
fig.16
fig.17
I restauri così realizzati mostrano un’ottima integrazione estetica sia per quanto riguarda la forma che il colore (fig.16 e 17), ma anche per quanto concerne il corretto rapporto con i tessuti molli (fig.18 e 19), come evidenziato ulteriormente dal profilo dei denti mostrato in foto (fig.20 e 21). Nelle ultime due fotografie sono riportate la situazione originale e quella finale con le faccette cementate (fig.22 e 23).
fig.21
fig.20
fig.22
fig.23