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La paziente, donna non fumatrice di 49 anni, commerciante, si presenta in prima visita

lamentandosi per l’importante mobilità dell’elemento 1.1 e per l’estrusione dello stesso elemento che la ostacolava nel corso della masticazione e durante la fonazione (fig. 1).

Dopo un accurato status parodontale, si evidenziava la presenza di numerose recessioni gengivali di I, II e III grado di Miller, oltre alla presenza di sondaggi superiori ai 4 mm di profondità generalizzati ai quattro quadranti.

In particolare a livello dell’elemento 1.1 la presenza di due difetti infraossei, uno mesiale e uno distale all’elemento stesso, determinavano la mobilità descritta dalla paziente, mobilità che risultava di II grado, anche perché accentuata dall’estrusione dell’incisivo in questione.

Dopo aver effettuato diagnosi di parodontite cronica generalizzata di livello medio, la pazienta veniva sottoposta a terapia di scaling e root planing delle due arcate, in due appuntamenti ravvicinati e, successivamente, rivalutata dopo sei settimane dalla terapia causale.

Alla rivalutazione il quadro clinico si presentava nettamente migliorato (Fig. 2), con completa risoluzione dei sondaggi presenti in prima visita, fatta eccezione per i due difetti a livello dell’elemento 1.1 che presentavano valori residui intorno ai 7-8 mm di profondità (Fig. 3) con una componente infraossea di circa 5-6 mm rispetto ai sondaggi assolutamente normali degli elementi contigui (Fig. 4).

Dopo aver valutato la compliance della paziente per otto settimane con controlli d’igiene ogni quindici giorni, si è deciso, anche in virtù della bassissima percentuale di placca ogni volta rilevata (<12%), di procedere con un intervento di rigenerazione parodontale con tecnica minimamente invasiva (MIST secondo Cortellini & Tonetti, J Clin Periodontol. 2007 Jan;34(1):87-93.) (Fig. 5).

La tecnica rigenerativa è stata effettuata utilizzando una combinazione di gel di Amelogenina (Emdogain Straumann) e granuli di Bio-Oss (Geistlich) (Camargo et al. J Clin Periodontol. 2001 Nov;28(11):1016-22.) (Fig. 6) e si è deciso di non splintare l’elemento ai denti adiacenti in quanto la sua mobilità si era nel frattempo ridotta da II a I in seguito alla terapia causale.

La chirurgia scelta si è basata sulla realizzazione di due incisioni a livello delle papille con tecnica della papilla modificata secondo Cortellini & Tonetti (J. Periodontol. 1995 Apr;66(4):261-6.), utilizzando una lama micro-mini 6900 e una sutura finale, in Gore 6/0,  costituita da due punti singoli con tecnica a materassaio verticale interno modificato secondo Laurell (Fig.7).

A distanza di sei mesi dall’intervento (Fig. 8-9) le condizioni cliniche dell’elemento trattato apparivano buone, l’igiene della paziente era sempre molto ben controllata e la mobilità dell’elemento era quasi completamente scomparsa.

A un anno dalla chirurgia (Fig. 10-11) la mobilità era completamente risolta e i sondaggi si presentavano perfettamente nella norma.

A questo punto, d’accordo con la paziente, abbiamo deciso di effettuare una tecnica di intrusione lenta dell’elemento trattato per recuperare la sua precedente estrusione, attraverso un bandaggio degli elementi del settore frontale (Fig. 12).

L’intrusione ha richiesto un periodo di circa quattro mesi, alla fine dei quali il bandaggio è stato lasciato non attivo per altri sei mesi al fine di stabilizzare completamente la fase del remodeling osseo intorno alla radice del dente (Fig. 13). 

Trascorso tale periodo di tempo, i brackets sono stati rimossi e l’elemento dentario, che presentava completa assenza di mobilità, è stato lasciato indipendente dai denti contigui (Fig. 14).

L’ultima immagine (Fig. 15) mostra la situazione a distanza di tre anni dall’inizio del lavoro, con la completa rimineralizzazione dei due difetti iniziali valutabile attraverso la comparazione delle radiografie iniziali e finali e il perfetto riallineamento dell’elemento dentario.